Storia della parrocchia

La Grotta

Le prime notize che possediamo sulla “Grotta Santa” risalgono alla prima metà del ‘600, quando il venerabile servo di Dio Giuseppe Veneziano scelse questo luogo per ritirarsi in preghiera.

Giuseppe Veneziano nacque ad Augusta tra il 1544 e il 1548. Ancora bambino fu portato dal padre a Siracusa, dove svolsero entrambi l’attività di falegnami, più precisamente di calafati, cioè costruttori di barche. Non ebbe istruzione letteraria, ma ricevette dai genitori una sana educazione morale e religiosa, “che custodì gelosamente, quale patrimonio prezioso”. Fu particolarmente devoto a san Giuseppe, di cui portava il nome e al quale lo accomunava lo stesso mestiere. Dopo la morte dei suoi genitori, avvenuta nel 1585, si unì in matrimonio con Margherita, con il proposito di formare una famiglia cristiana ed esemplare. Ebbe 13 figli, 12 maschi e una femmina, di cui 4 divennero sacerdoti, mentre gli altri si sposarono.

Era pervaso da una intensa religiosita che lo portava ad offrire tutte le mattine i suoi pensieri ed i suoi affetti a Dio, ad assistere ogni giorno alla S.Messa, a recarsi poi al lavoro con gioia e serenità, destando in tutti grande ammirazione, a chiudere le proprie giornate recitando il Rosario con tutta la sua famiglia. Ogni venerdì digiunava, e meditava le sofferenza di Cristo crocifisso e i dolori della Vergine SS Addolorata; tutti i giorni di festa si accostava ai Sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Aiutava gli ammalati poveri, privandosi talvolta di ciò che gli era necessario. Egli riuscì così a conciliare il lavoro, gli affetti familiari e la santità.

Dopo aver assistito la moglie malata, rimasto vedovo e non potendo più lavorare per la tarda età, decise di dedicare gli ultimi anni della sua vita totalmente al servizio di Dio. Era sua intenzione farlo ritirandosi presso una grotta isolata, dedicandosi esclusivamente alla preghiera e alla penitenza, alla stregua di altri santi che erano vissuti in grotte e caverne nei dintorni di Siracusa, come San Corrado Confalonieri.

Un giorno, dopo aver pregato nella chiesa dei Cappuccini, decise di incamminarsi nella campagna alla ricerca di un romitorio dove ritirarsi. Trovò una grotta di Cozzo Romito, distante circa due miglia dall’abitato di Siracusa, poi detta “Grotta Santa, che gli sembrò adatta al suo scopo. Cominciò così la sua pratica ascetica, anche se in forma parziale, dato che i figli acconsentirono a questo suo desiderio a patto che la sera tornasse a casa a dormire. Così ogni mattina, dopo aver partecipato alla s.Messa, si recava al suo eremo, dove nel silenzio e nel segreto di quel luogo venerava il SS.Crocifisso ed esercitava le sue pratiche penitenziali di preghiera e di mortificazione corporale.

Una domenica, dopo aver assistito ai Vespri in Cattedrale, si incamminò verso la grotta; in questa occasione fu seguito da alcuni suoi amici incuriositi da questo suo atteggiamento. Arrivati alla grotta lo sorpresero mentre si mortificava, avvolgendosi nelle spine. Sbigottiti a tale vista, chiesero scusa al Veneziano, il quale, invece, li accolse e li invitò a pregare con lui, a chiedere al Signore perdono per lui. Commossi per la sua umiltà, decisero di fermarsi in quel luogo. Tonarono più volte in quella grotta per pregare, si creò così una congregazione.

I fedeli cominciarono a frequentare la grotta in modo particolare il venerdì, memoria della Passione di nostro Signore; durante il tragitto dalla città alla grotta recitavano il santo Rosario, poi giunti dinanzi al Crocifisso si prostravano in preghiera. Di questa congregazione facevano parte soprattutto contadini, i quali, pur nella loro semplicità, si distinguevano fra tutti per onestà di vita, per fedeltà e per delicata coscienza.

I congregati erano arrivati al numero di 150 e la grotta non era più sufficiente. Il Veneziano decise di parlarne con il Vescovo, mons. Francesco Elia Rossi, il quale approvò la congregazione, sotto il titolo di “Congregazione di Gesù e Maria”, ed approvò le regole in data 18 giugno 1643; dispose anche il trasferimento della congregazione dentro le mura, nella chiesa di Gesù e Maria, nell’attuale via Capodieci, per la pericolosità del luogo che era soggetto alle scorrerie dei musulmani.

La grotta non fu del tutto abbandonata: il Veneziano vi andava ogni giorno e vi passava ogni anno la notte di Natale.

Giuseppe Veneziano conobbe in anticipo il giorno e le circostanze della sua morte, che avvenne il 1 marzo 1647 alle ore 18. Prima di morire, egli espresse il desiderio di essere sepolto sotto terra in un posto dove tutti potessero camminarci sopra, in modo che si perdesse di lui ogni traccia. Questo suo desiderio non fu esaudito ed il Vescovo dispose che venisse sepolto all’interno della chiesa di Gesù e Maria. Ma quasi subito si persero le tracce del suo sepolcro, così come andarono smarriti tutti i volumi sulla sua vita ed il processo compilato presso la Curia. Sembra quasi che il Signore abbia voluto esaudire l’ultimo suo desiderio.

Dopo la morte del Veneziano la grotta fu abbandonata; solo nel 1680 fu ritrovato in fondo alla grotta, ricoperto di spine, pietre e terra, il Crocifisso collocato dallo stesso Veneziano. Da allora la grotta divenne di nuovo luogo di preghiera, rinnovando la memoria del Servo di Dio e la venerazione dell’ antica immagine.

Si tenevano pellegrinaggi e via Crucis durante la quaresima; nel 1728 venne eretto un altare per la celebrazione della s.Messa tutti i venerdì, in tal modo la grotta divenne un “devoto santuario”.

In passato tutti i vescovi hanno visitato il Santuario di Grotta Santa ed hanno concesso privilegi. Nel 1753 mons. Francesco Testa ottenne da Papa Benedetto XIV l’indulgenza plenaria per tutti i fedeli che venivano a venerare devotamente l’immagine del SS.Crocifisso.

Ricordiamo anche la figura di suor Chiara (Adelaide Di Mauro), anima pia siracusana vissuta 1890 al 1932, che fin da bambina sentiva forte il desiderio di vita religiosa, ma fu obbligata al matrimonio dalla famiglia. Rimasta vedova, nell’attesa di essere accolta nel monastero delle Clarisse, decise di iniziare la sua vita claustrale sotto forma di vita solitaria, in quella grotta dove si recava a pregare tre secoli prima il Servo di Dio Giuseppe Veneziano. Vi si recava nascostamente, e quando i familiari la trovarono nell’austera grotta, tra scorpioni, rettili e insetti, e la invitarono a tornare a casa, ella rispose con sorriso celestiale: “Dite a papà che stia tranquillo. Sto tanto bene qui, questo luogo mi pare il salotto del Paradiso“.

 

La Chiesa

Agli inizi del ‘900 la zona di Grottasanta cominciò a popolarsi; per provvedere all’assistenza spirituale della popolazione, nel 1932 l’Arcivescovo di Siracusa mons.Giacomo Carabelli con il contributo di papa Pio XI edificò una nuova chiesa, sopra la grotta, sull’area donata dai Marchesi Gargallo.

Il 23 agosto 1935, festa di san Filippo Benizi, mons. Ettore Baranzini eresse la chiesa a parrocchia, con il titolo di “Maria SS Addolorata a Grottasanta”, e la affidò ai Servi di Maria, che per vocazione si dedicano a diffondere la conoscenza, l’amore e la devozione a Gesù Crocifisso e alla Vergine SS. Addolorata.

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